GLI UOMINI ALLA GUERRA

  Vanno gli uomini
silenti
o in canti
alla guerra,
mordono la terra
fra i sibili delle granate,
o rompono il silenzio cristallino
di una notte,
con la cantilena dei mitra.
Nei campi
non più frumento
frusciante di vento,
ma sangue senza storia,
rosso della voglia di libertà.
Lontano e vicino
il rombo del cannone
turba ogni sonno,
e ogni giorno
il fischio mortale
tace nel petto di un giovane.
Ed egli, lungo e disteso,
ancora un bambino,
giace sulla terra nuda
e si perde nel cielo turchese
che di nero si vela
all'ultimo suo saluto.
Lo porteranno
al villaggio natio,
alla terra fresca
su cui aveva giocato bambino,
ma più non vivranno
quei giochi di gioie e dolori
nei suoi occhi stupiti,
ora stupiti di morte
e d'un vago ricordo di vita.
Canterà ancora il ruscello
gorgogliando via
innanzi alla sua casa,
che vide il giovane,
soldato,
partire,
ma la voce non sarà
più quella
innanzi alla casa,
che ormai resterà muta.
La fossa s'è aperta,
e sempre lui vi giacerà,
fra le braccia degli avi
e la madre a lungo griderà
strappandosi i bianchi capelli.
E lei, madre,
curvata dalla vecchiaia
e piegata verso terra
dal dolore senza terra,
recherà i fiori sulla pietra
fra l'argilla ormai asciutta e sazia.
Ma se quell'antico saluto
al cielo abbrunato
fu solo arrivederci
e la mano di un uomo quella vita salvò,
il giovane al fronte un'arma riavrà.
E un giorno
la sua mano colpirà
e mille miglia più in là
un'altra madre piangerà:
urlerà in lei il più tetro dolore
e fino alla morte
avrà la memoria
piena di colui
che portò nel grembo
e baloccò bambino,
colui che partorì nel sangue e nel dolore
e che una mano ignota colpì
nella lontana terra, laggiù,
in Vietnam………….
E canterà triste un ruscello
innanzi ad una casa che resterà muta.


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